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Riviste tecniche e Platone

April 29th, 2010 Leave a comment Go to comments
 Riviste tecniche e Platone

canto del cigno 150x150 Riviste tecniche e PlatoneLa mia azienda è una di quelle che fino al 2008 ha abbondantemente fatto pubblicità in riviste di settore e che dal 2009 hanno investito in altre direzioni. Qualche giorno fa mi sono incontrato con il referente di una casa editrice tecnica; ho capito molte cose.

L’editoria, anche e soprattutto quella tecnica, è in grande difficoltà, non scopro l’acqua calda. Ma come si stanno muovendo le varie Case Editrici? Quali contromisure stanno prendendo?

Il 2009 è stato un bagno di sangue, ecco alcuni numeri presi dall’ottimo Trade communication: 59 testate (da 187 a 128, circa -30%) hanno chiuso i battenti, la tiratura delle copie è scesa da 17.700 a 14.220 (-20% circa).

Poi sappiamo tutti cosa è successo e cosa sta succedendo. Internet dilaga, la carta è sempre meno letta, la pubblicità in Rete è molto più economica rispetto alle riviste, i risultati sono molto più quantificabili.

Amazon produce Kindle e Apple lancia l’iPad. Insomma, tempi buissimi per la carta, grigi per le case editrici. Che possono comunque difendersi e abbandonare (o affiancare) la carta e cercare risultati in Rete. Ma sono pronte per farlo?

Mi sono incontrato con una delle case editrici di settore e confesso le aspettative sono state abbastanza disilluse: no, non sono pronte per farlo.

Nulla di nuovo e lungimirante; nulla che possa dare uno scossone, che possa fare cambiare rotta ad una nave in rotta di collisione; mi hanno proposto corsi a pagamento, corsi su software di progettazione o argomenti simili.

Mia opinione, è tempo perso, sono risorse sprecate, almeno nel settore della mia azienda. Quale può essere il vantaggio competitivo? Il valore che possiamo poi trasmettere ai nostri clienti? Quale strumento di comunicazione? Nessuno, per questo fine si insiste sulla carta. E francamente, suona tanto come il canto del cigno.

Un mezzo alternativo utilizzato in Rete abbastanza comune tra le case esitrici sono le “pagine digitali”, ovvero la versione online della rivista cartacea. Questo può essere un servizio accessorio, NON una risposta alle necessità delle aziende e dei loro clienti (i lettori), soprattutto se questi devono pagare per leggere. State pur certi che nessuno lo farà.

Molte Case sono rimaste mentalmente a diversi anni fa, peccato che il mercato sia andato avanti alcuni decenni.

Guardate questa immagine tratta da PC World (twittata di Zooppa), è una pubblicità fatte su riviste da una grande azienda tecnologica (Commodore, ricordate?) alcuni anni fa, e pensate invece a come si muovono oggi gli attori dei loro settori.

commodore Riviste tecniche e Platone

Ok sono settori particolarmente attenti alle tendenze e alle nuove tecnologie, non sono i tipici settori di PMI italiane, però in certi casi bisogna prendere esempio, e non le distanze.

Innovate, Case, innovate!

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  1. April 30th, 2010 at 16:45 | #1

    concordo perfettamente con l’analisi, penso però che molte case editrici si stiano muovendo, magari più nell’ombra, magari in maniera meno evidente, ma i progetti esistono e piano piano iniziano a prendere corpo. Certo, il ruolo delle testate tecniche è quello di fare da “trade union” tra mondo industriale e operatore professionale, le case editrici che non capiranno questo e non proporranno formule pensate per il web che riescano a centrare questo obiettivo sono destinate a chiudere.. quindi non la mia! ahahah:)

  2. May 2nd, 2010 at 19:42 | #2

    sono strafelice se le case editrici si stanno muovendo, anche se nell’ombra, e penso però che sia ora di uscire allo scoperto! :-)
    considerate anche un’altra cosa, le aziende hanno fame di canali di comunicazione, di nuovi mezzi in cui veicolare la prpria immagine e mostrare i prodotti e il brand.

  3. May 3rd, 2010 at 08:38 | #3

    Che gli editori non siano lungimiranti nel campo delle nuove tecnologie si vede ogni giorno e si è visto nel recente passato. Prendiamo la De Agostini di Novara, con il suo know how sulla geografia doveva essere uno dei player dei navigatori satellitari e delle mappe digitali, invece pensando che il suo business fosse la stampa degli atlanti -e non le informazioni geografiche- ha perso una grande occasione. Anziché investire nel proprio settore sono poi entrati nel campo delle scommesse e lotterie, sicuramente più lucroso dell’editoria.

  4. May 4th, 2010 at 15:38 | #4

    ad esempio, scommesse sui fallimenti delle Case?!
    E’ comunque vero che hanno preso una posizione, discutibile ma comunque posizione. Molto meglio che una più o meno consapevole deriva.

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