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Caso di piccolo grande successo in Social B2B

 Caso di piccolo grande successo in Social B2B

testa nella sabbia Caso di piccolo grande successo in Social B2BInteressante. Rockwell Automation, multinazionale del mondo dell’automazione, ha preso contatto con il social media marketing, cercando di integrarlo nelle strategie del Gruppo per ottenere migliori rendimenti anche dai canali tradizionali.

BtoB Magazine ha intervistato Neil Rongstad, database marketing manager di Rockwell; è bello constatare come il B2B stia approcciando ai Social Media, con sempre meno diffidenza,  per gradi,con sempre più convinzione.

Nulla di rivoluzionario, ma molto di concreto.

Nelle prime fasi di approccio, inizia Rongstad, Rockwell si è messa alla finestra, ha ascoltato la gente che passava, ha osservato ciò che succedeva in strada, nel mercato. Non c’era una vera e propria strategia, o meglio, la prima parte della strategia era non avere una strategia operativa.

In queste fasi le attività venivano lasciate ai singoli, con iniziative personali e appena accennate; qualche “tweet” su Twitter o poco più, il necessario e sufficiente per avere qualche visita in più al sito istituzionale di altrettanti non identificati navigatori.

Erano le stesse fasi in cui anche le campagne di pay per click, portate avanti senza particolari criteri, lasciavano l’amaro in bocca e la sensazione di qualcosa d’incompiuto

Il problema rimaneva lo stesso, il traffico non era minimamente profilato. Citando Rongstad, un picco nel traffico non è necessariamente qualcosa da decantare come una vittoria.

SOCIALizzare Caso di piccolo grande successo in Social B2B

Alla luce di questo, Rockwell cambia direzione e imposta una strategia di Marketing Sociale e definisce obiettivi.

Innanzitutto, una strategia coordinata con tutte le altre attività e tutti gli altri canali di comunicazione. Primo passo necessario, i Social Media non sono schegge impazzite, bensì parte integrante del marketing con la M maiuscola.

 In secondo luogo l’identificazione di canali ideali per integrare il lavoro del Direct Marketing, che ha quale caratteristica principale la capacità di portare il destinatario tra le braccia del mittente . Twitter, LinkedIn ed alcuni Forum settoriali sono quei canali che permettono a Rockwell di “comunicare in un ambiente familiare”.

Condividere SOCIALMENTE le informazioni

Le persone in Rockwell sono molto tecniche e orientate al problem solving, dice Rongstad. Gli ingegneri sono in contatto quotidianamente con tutto il mondo, ma prevalentemente con altre risorse aziendali.

I Social Media permettono di portare anche fuori il know-how e la volontà di risolvere problemi. La cosa bella è che i clienti non sono forzati a farlo, lo fanno solo se lo vogliono.

Rockwell ha così destinato aree in Rete a coloro che, tramite specifiche landing page, giungono dai Social Media. Proprio le landing page permettono in prima battuta di profilare gli utenti, e in seguito di capire al meglio cosa desiderano e cercano gli utenti stessi.

Conoscendo le esigenze e i desideri dei clienti (anche potenziali) Rockwell è ora in grado di mettere in campo iniziative specifiche che hanno la doppia funzione di soddisfare e generare ulteriore interesse anche in altri utenti, aumentandone la quantità e la competenza.

Ad esempio webinar specifici su problematiche comuni.

Il tutto porta a velocità e profondità, come conferma Rongstad: “Abbiamo ottenuto conversazioni e risposte in maniera molto più veloce e approfondita che con metodi tradizionali  quali il telemarketing.”

Piccolo grande SUCCESSO

Ottimo sviluppo del canale, nessuna (o poche) vendite immediate e dirette, quindi non si parla di fatturato; ma non importa, ciò che importa è lo sviluppo, seppur iniziale, di una community, di utenti che sanno dove trovare le risposte ai propri dubbi e che si sentono capiti e supportati.

E che alla prossima necessità sapranno a chi rivolgersi, velocemente.

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  1. April 1st, 2010 at 08:14 | #1

    Veramente interessante Paolo. Forse non tutto è perduto e anche in Italia le aziende cominciano magari ad accorgersi che il mondo sta cambiando? E che esistono nuove frontiere, nuove possibilità?

  2. April 1st, 2010 at 08:51 | #2

    Andreas questo è un caso che mi mette ottimismo in tal senso. Dimostra che non è necessario e soprattutto conveniente aspettarsi miracoli da strumenti simili; è già utilissimo ottenere un miglioramento del servizio, una cura maggiore verso il cliente, almeno per il momento, poi magari chissà..

  3. April 1st, 2010 at 16:21 | #3

    Sono d’accordo con te. E poi ne abbiamo così bisogno, tutti quanti, di ottimismo!

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