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La cosa peggiore per un blog aziendale

November 26th, 2009 Leave a comment Go to comments
 La cosa peggiore per un blog aziendale

blog 150x150 La cosa peggiore per un blog aziendaleIn alcuni Paesi il corporate blog è uno strumento diffuso, in Italia un po’ meno, per ora. Tanti fallimenti si alternano a risultati importanti. Una cosa è certa, fare blogging è più che aprire un blog.

Blog aziendale o non blog aziendale? Tre punti fondamentali che segnano un solco profondo tra le aziende pronte e quelle non pronte:

- Pianificazione online
- Continuità
- Passione per l’argomento

Se manca anche uno solo di questi elementi, è meglio lasciare perdere. Se invece le premesse sono buone, allora si può procedere all’individuazione delle proprie comunità di riferimento, prendendo atto delle loro esigenze e delle loro attitudini.

Il blog è uno strumento di conversazione e relazione, se vogliamo (e lo vogliamo) conversare e relazionarci con i nostri clienti/fornitori allora dobbiamo sintonizzarci con loro; dobbiamo interessare, coinvolgere, stimolare.

Nel corso del 2008 uno studio di Forrester Research ha passato in rassegna 90 blog gestiti da società high-tech (ades. Adobe, Cisco Systems, Microsoft, Oracle).Lo studio riporta i risultati di più di 180 interviste a B2B marketing professionals: ne risulta un fallimento abbastanza generalizzato del fenomeno blog aziendale. Le cause principali? Contenuti troppo tecnici, noia, incapacità di stimolare la conversazione.

Parallelamente a questo studio elenco una serie di casi aziendali di successo.

Desmoblog è il blog di Ducati, punta giustamente sulla passione che i “ducatisti” provano per le moto di Borgo Panigale.

MClips è uno spazio che si sono creati alcuni blogger di Microsoft Italia; come cita il blog stesso, “speriamo di poter conversare con la blogosfera in modo aperto e arricchente per coloro che avranno voglia di spendere parte del proprio tempo personale o professionale su queste pagine.” 

DDC conversations è un esperimento di Fujitsu-Siemens, l’azienda ICT specializzata in soluzioni tecnologiche avanzate per l’impresa, che ha realizza il primo esperimento di corporate blog tecnologico B2B in lingua italiana. Il blog dialoga con le aziende e gli addetti IT su temi quali l’ottimizzazione delle infrastrutture e dei processi aziendali, della tutela ambientale e del risparmio energetico.

Come inevitabile, la passione e la conversazione sono le chiavi di volta. Le stesse chiavi che mancano a mio avviso nel blog di Omron, realtà meno strutturata delle precedenti.

Riassumendo: noia, contenuti troppo tecnici e incapacità di stimolare la conversazione portano verosimilmente al fallimento; passione, conversazione e continuità conducono al successo.

Che altro?

DINAMICITA’: Video, sondaggi, differenti modi di scrivere portano benefici e allontanano la noia, poc’anzi tirata in ballo. CHIAREZZA nell’ESPORRE: si può parlare di abiti senza analizzare i processi di filatura; si può parlare di componenti meccanici senza parlare di rettifiche di ingranaggi. CHIAREZZA d’INTENTI: l’obiettivo prioritario del blog aziendale deve essere la costruzione di un’identità online, ancor prima che vendere.

Alla luce di queste considerazioni, qual è la cosa peggiore per un blog aziendale? Aprirlo e basta. Perché fare blogging è molto più che aprire un blog.

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  1. marcobe
    November 26th, 2009 at 09:39 | #1

    Anche la nota Mandarina Duck è da annoverare tra i fallimenti (di corporate blog, si intende). E’ stata una delle prime aziende ad aprire il blog, una delle prime a chiuderlo..

  2. November 26th, 2009 at 15:17 | #2

    Tanti blog aziendali, falliscono semplicemente perché sulle loro risorse non vi è traccia di conversazioni e coinvolgimento verso il cliente.

    Altra nota dolente, è il fatto di tramutare il post del blog aziendale in una spudurata lettera di vendita.

    Molti puntano a vendere senza offrire ne benefici ne tanto meno contributi. Eppure dovrebbero sapere che gli utenti non usano Internet per acquistare e spendere il loro denaro.

    Quest’ultimo aspetto è semplicemente una conseguenza del valore ottenuto dalla consultazione della risorsa online (il blog appunto!).

  3. Stefania Martini
    November 26th, 2009 at 17:08 | #3

    http://blog.mandarinaduck.com/
    Eccolo, col malinconico post di chiusura…che sia lasciato online apposta pe essere preso come riferimento???? Magari hanno più visite ora che prima…. !!

  4. montanaripaolo
    November 27th, 2009 at 00:01 | #4

    @Alessandro Cosimetti Alessandro, è vero… e aggiungo che spesso si vedono blog aziendali che in realtà sono varianti discorsive ai propri siti..inutili

  5. montanaripaolo
    November 27th, 2009 at 00:04 | #5

    @Stefania Martini Chissà Stefania, magari è un’idea innovativa e ne trarranno benefici in futuro..perchè no, esempio di fallimento (poco doloroso per la verità) ora per maggiore popolarità poi; francamente non credo!

  6. November 30th, 2009 at 15:17 | #6

    …Signori….il blog è un impegno,una passione, un figlio che deve essere seguito e fatto crescere.
    Ha bisogno di tempo e non sempre porta benefici “economici” ma vi posso assicurare che porta altri tipi di benefici.
    Il blog è interattivo, informale, frizzante e parte da un desiderio reale di parlare e mettere in comunicazione la gente. Poi mi sono accorto che il blogging è divertente, mi ha permesso di conoscere tanta gente interessante e mi costringe a tenermi aggiornato e ad allargare i miei orizzonti. Le persone hanno cominciato a leggere quello che scrivevo e pubblicavo, a rispondermi, a scambiare opinioni e impressioni sul mio lavoro e su quello dei miei colleghi.

    Ecco perchè sono un blogger convinto e con la voglia di continuare in questo mio “hobby”….che per molte aziende sta diventando parte importante ed integrante delle strategie di marketing….Non capiscono però che al “timone” devono esserci persone libere di esprimere la propria opinione senza censure….Questo farebbe bene a tutti….alle aziende,all’utente finale…ed ai prodotti finali.

    http://www.designtrasparente.blogspot.com

  7. montanaripaolo
    December 1st, 2009 at 11:09 | #7

    @Emiliano Brinci
    La barriera più ostica da abbattere è proprio la questione del “timone”, e più la PMI si fa piccola, più la barriera è solida!

  8. December 3rd, 2009 at 08:22 | #8

    Aprire e gestire un blog significa avere idee chiare della propria vision, della propria filosofia aziendale. Significa avere argomenti, significa avere fatto una pianificazione media, magari anche solo a basso livello. Aprire un blog e gestirlo come si deve, significa avere le idee chiare sul nuovo marketing, riconoscere almeno in parte i cambiamenti sociali che sono in atto.
    Aprire un blog e gestirlo, significa mettere al centro della propria impresa non più sé stessi ma il pubblico e il potenziale cliente. Significa smettere di essere autoreferenziali e di cominciare a pensare in modalità diverse che sappiano interpretare le esigenze e le necessità dei singoli e non già più della massa. Aprire un blog, e gestirlo significa condividere anche il proprio know how, le proprie esperienze professionali e aziendali e rendersi conto che esiste un’economia della conoscenza che non ha più confini e tra poco nemmeno più barriere.

    Scusate l’intromissione.

  1. November 26th, 2009 at 08:47 | #1
  2. November 26th, 2009 at 15:24 | #2

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