Home > Canali tradizionali, Mercato > B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing

B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing

October 22nd, 2009 Leave a comment Go to comments
 B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing

Fortunatamente i canali di comunicazione per l’industria e per il B2B in genere non sono come i giornali di gossip: l’importante non è esserci in qualsiasi forma e neppure “che se ne parli”; l’importante è esserci nella maniera adeguata.

Proprio in questa ottica, elenco alcuni cose da fare e atteggiamenti da assumere e altri da evitare. Con l’ausilio di Wendy Marx di Marx Communication.

1 – Comunica cose interessanti, quelle noiose non interessano nessuno
Annoiare è il miglior modo per perdere considerazione, che si stia parlando o scrivendo.
2 – Sii un esperto
E’ comunque sufficiente che tu ne sappia un po’ più della media, è difficile infatti pensare e credere che tu sia il più competente di tutti. La multimedialità ti aiuterà ad importi come esperto, pensa a quanti metodi sono disponibili per comunicare, quante forme e quante piattaforme.
3 – Nei social media, non proporti come esperto, ma pratica con costanza
Scopri come i social media possono essere utili nella tua quotidianità, grazie a loro potresti differenziarti nel tuo settore-industria; e attenzione a non essere auto-promotore, è sempre antipatico agli occhi altrui. Cerca inoltre di costruire relazioni personali, non necessariamente relazioni professionali. Queste verranno, con ogni probabilità, come conseguenza naturale.
4 – I giornalisti sono alleati, non amici.
Fidati, ma non troppo. Prima della pubblicazione, prendi la buona abitudine di farti inviare il testo per approvazione; le esigenze aziendali spesso non collimano con quelle editoriali.

5–  Usa i tools a disposizione per aumentare il profilo dell’azienda

Il Blog, allestito con visione non marcatamente aziendalista, è un tool molto interessante, anche se la perdita di tempo è dietro l’angolo se fatto senza criteri e cautele ben definiti. Inserisci il sito in Directories che, nonostante alcune opinioni contrastanti, sono ancora importanti.  Wikipedia gode di grande autorevolezza: un company profile al suo interno non può che portare prestigio; ma attenzione alla neutralità, la rete non perdona, e qualcuno è sempre pronto a smentire le tue bugie e ridimensionare il tuo entusiasmo di parte. La rete è in continua evoluzione, la partecipazione attiva al suo interno è imprescindibile.

6 – Redigi comunicati stampa
Difficile pensare alla fine dei comunicati stampa, continua a redigerli, e fallo con taglio idoneo al tuo pubblico di riferimento: pochi giri di parole quando si parla di prodotti tecnici, poco pragmatismo quando un prodotto vuole emozionare.

7 – Diffondi i tuoi press release
Includi keywords, condividi sul sito e su social network quali Delicious, Digg, Upnews etc

8 – Fai PR
Twitter e Linkedin sono due social network che permettono lo sviluppo di relazioni personali, ma non trascurare mezzi tradizionali quali l’invio di press release alla stampa (personalmente), senza dimenticare i media locali, legati al territorio e ancora oggi molto importanti.

9 – Tratta i media come tratti i tuoi clienti
Spesso i dipendenti  di editori sono sottovalutati e poco valorizzati, trattali a maggior ragione con rispetto: facilita il loro lavoro con testi e immagini ben curati, rispetta le scadenze e interagisci con loro in maniera tempestiva.

10 – Non esiste alcun sostituto al faccia a faccia
Nonostante il prosperare della comunicazione digitale, non trascurare gli incontri personali, i meeting, le conferenze: la relazione personale continua ad avere un ruolo centrale. E non puntare solo ad eventi in grande stile, parti dai luoghi meno prestigiosi o dagli appuntamenti meno importanti. E ricorda, postare, chattare o twittare non è tutto.

 

E ora 3 cose da non fare:
1 L’Email non è la tua migliore amica e mai lo sarà. Se hai una lista di redattori e editori cui inviare materiale, non pensare di inviare a tutti senza criterio; perché un magazine dedicato al packaging dovrebbe parlare del tuo nuovo catalogo di motoriduttori? Semplice risposta: non lo farà.
2 Assicurati di inviare solo materiale originale, non già inviato ad altri media, specialmente se online.
3 Prenditi cura personalmente dell’invio del materiale, non è sufficiente metterlo a disposizione sul sito. Non illuderti che un giornalista si prenda l’incombenza e il tempo di cercare news nel tuo sito.

No TweetBacks yet. (Be the first to Tweet this post)
Condividi:
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
  • services sprite B2B, 10 cose da fare (e 3 da non fare) nel PR Marketing
Tags: , ,
  1. December 15th, 2009 at 10:19 | #1

    Lego solo ora questo post alquanto interessante, tuttavia se posso apportare una piccola critica sono nettamente contrario al punto 4.
    In primo luogo l’affermazione che i giornalisti siano alleati o amici non mi convince, i giornalisti sono, o dovrebbero essere, solo giornalisti, anche nel B2b. Pensare di avere il controllo “editoriale” sula pubblicazione è una anomalia tuta italiana, che non esiste in altri paesi e andrebbe debellata come il male peggiore: perché scredita l’azienda e scredita l’editore. Non solo, con l’avvento dei nuovi media, cioè di internet (vedi anche questo blog) sarà sempre più complesso mantenere il controllo su cosa viene pubblicato riguardo a un’azienda, una tendenza che è tutte le strategie di marketing consigliano, tra l’altro: perdere il controllo dell’informazione per passarla al pubblico. Quindi perché applicare schemi differenziati tra carta e web?

  2. montanaripaolo
    December 15th, 2009 at 11:53 | #2

    Beh samot, su certi argomenti il giornalista non può essere competente fino in fondo ed è normale e indispensabile un controllo. Ma attenzione mi riferisco a editoriali di prodotto, con contenuti tecnici ben precisi: in questi casi non siamo di fronte ad opinioni, ma a dati precisi.
    In contesti in cui invece il giornalista è chiamato ad esprimere opinioni, allora si, il controllo è da censurare. Anzi, eventuali critiche ricevuti dovrebbero essere presi come spunti di discussioni, incentivi a migliorare. Concordi?

  3. December 16th, 2009 at 13:07 | #3

    Concordo pienamente,
    in effetti la revisione di editoriali tecnici è un’attività che quasi tutti svolgono… oggi tuttavia si abusa un po’ troppo di questo utile strumento. Certo, le riviste b2b non sono quotidiani, il tempo c’è, ma spesso alcune aziende tendono a confondere il controllo editoriale e la revisione di dati puramente “tecnici” con la possibilità di moficare impostazione e corpo del testo… insomma, non tutta la stampa b2b è marchette…

  1. October 22nd, 2009 at 09:39 | #1
  2. October 22nd, 2009 at 09:39 | #2
  3. October 29th, 2009 at 00:44 | #3
  4. December 15th, 2009 at 08:49 | #4

Spam Protection by WP-SpamFree

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes
Get your own Widget